Narciso Pisacreta nella sezione di Trieste

Narciso Pisacreta nella sezione di Trieste

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Venerdì 1 aprile 2016 è stato ospite presso la Sezione di Trieste “R. C. Pieri” il Vicepresidente Nazionale dell’AIA Narciso Pisacreta. La Riunione Tecnica ha visto una larga partecipazione da parte degli associati triestini, accorsi in gran numero a gremire la nuova Sala Riunioni, dedicata a Roberto Terpin ed inaugurata lo scorso ottobre dal Presidente Marcello Nicchi. All’incontro era presente il CRA al gran completo, con a capo il Presidente Massimo della Siega, alcuni Presidenti delle altre sezioni AIA del Friuli Venezia Giulia ed alcuni componenti del Settore Tecnico. La sala Terpin era gremita!

Il prestigioso ospite è stato introdotto dal Presidente di Sezione Gerardo D’Auria, anch’egli originario di Salerno e già collega di Pisacreta, che ne ha presentato il prestigioso Curriculum arbitrale con gare “uniche ed eccezionali” a livello internazionale.

Essendo appartenuto con la qualifica di AE all’organico dell’allora CAN C e poi essendo transitato, con il ruolo di AA, in CAN A-B,

L’ospite ha iniziato la riunione ricordando alcuni aneddoti legati alla sua personale esperienza arbitrale presso lo Stadio “Nereo Rocco” che lo ha visto dirigere una gara appena quattro settimane dopo l’inaugurazione dell’impianto e che, per la sua imponenza, creava una cornice prestigiosa per un giovane fischietto di CAN C al quale appariva un po’ un “San Siro”. L’ospite ha anche divertito la platea ricordato il suo primo incontro con la bora triestina, che lo sorprese con la sua intensità appena svoltato l’angolo dell’albergo.

La RTO è entrata nel vivo con una riflessione sul significato profondo della “regola”. La regola non è una costrizione, ma è ciò che garantisce a tutti la libertà, permettendo di rispettare i diritti altrui, riconoscendo e considerando i diversi ruoli, legittimandoli. La regola è ciò che permette a noi stessi di dare ed ottenere rispetto.

Il Vicepresidente è passato poi ad alcune riflessioni sulla nostra associazione: l’AIA è composta da 35.000 “fischietti”, il 75% dei quali esercita attività tecnica, scendendo ogni domenica sul terreno di gioco. L’associazione è rappresentata a livello internazionale da 37 associati (il maggior numero in Europa) e da ben 4 arbitri UEFA Elite (pari solo all’Inghilterra). La qualità degli arbitri italiani viene espressa anche dal numero di finali mondiali dirette (3 su 20, di cui solo 12 avrebbero potuto essere dirette da italiani per evitare conflitti con le Nazionali che si affrontavano nelle fasi finali). Due associati italiani a capo di movimenti arbitrali stranieri (Trefoloni in Ucraina, Luci in Kazakistan). Questi risultati impressionanti sono l’espressione del fatto che l’AIA ha un’organizzazione unica al mondo che la rende un riferimento per tutti.

Dopo alcuni suggerimenti tecnici e dopo aver sottolineato l’importanza della preparazione atletica e della concentrazione, l’ospite ha ricordato a tutti che il calcio è in costante evoluzione (circolare No 1) e che è importantissimo per un arbitro sapersi adattare, cambiare mentalità quando le reole lo richiedono.

Agli arbitri è affidato il compito più difficile, ovvero quello di far rispettare le regole, in virtù della loro grande passione. Per un arbitro sono fondamentali il senso di appartenenza e l’orgoglio di contribuire al progetto. Un associato non “deve” (verbo che implica un obbligo, una coercizione) ma “vuole”: ha motivazione, slancio, energia, la sua attività è animata dal cuore. Arbitrare è sia passione che sacrificio e che, come associati, diamo e riceviamo. È un’attività che ci rende persone migliori, insegnandoci molte cose: la puntualità, il rispetto per le regole, il controllo delle emozioni, la gestione dello stress, l’essere più forti delle avversità. Sono qualità che acquisiamo e che ci arricchiscono indipendentemente dalla propria collocazione: ognuno ha la propria “Serie A”, che può essere la massima categoria nazionale così come la terza categoria. Riflettendo, ci si rende conto che quando non si è designati si sente la mancanza della partita. Questo fa si che arbitrare non rappresenti solo un semplice desiderio, ma un vero e proprio bisogno.

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